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Analisi sul presente e sul futuro

  • di Antonio Martino

STABILICUM: PIU’ SCELTA AGLI ELETTORI, MENO GOVERNI NATI DOPO IL VOTO.

11 Ottobre 2026

La nuova legge elettorale, chiamata Stabilicum (perché dovrebbe garantire maggiore stabilità politica e governabilità), è stata approvata definitivamente dalla Camera l’8 ottobre 2026, promulgata il giorno dopo dal Presidente Mattarella ed entrerà in vigore il 24 ottobre prossimo.

Tra le novità ricordiamo l’addio al Rosatellum, per cui si passa da un sistema misto a uno proporzionale (i seggi in Parlamento vengono assegnati ai partiti o alle coalizioni in base alla percentuale esatta di voti ottenuti a livello nazionale o circoscrizionale), eliminando i colleghi uninominali (in cui in una circoscrizione viene eletto un solo candidato, mentre gli altri anche se ottengono tantissimi voti non ottengono il seggio); premio di maggioranza per cui se una lista o coalizione raggiunge il 42% dei voti sia alla Camera che al Senato (non basta solo in una delle due Camere) ottiene 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato; tornano le preferenze, per cui si possono esprimere fino a 3 preferenze per i candidati della lista scelta, ma resta un capolista bloccato, quindi il primo candidato della lista viene eletto senza preferenza; ogni lista o coalizione deve indicare il candidato premier (il nome tuttavia non compare sulla scheda); le soglie restano 3% per le singole liste e 10% per le coalizioni.

In sostanza si passa da un sistema misto con i colleghi uninominali a un sistema proporzionale con un forte premio di maggioranza sopra il 42%, tornano le preferenze e viene indicato in anticipo il candidato premier.

Personalmente sono a favore di questa nuova legge elettorale, che grazie al premio di governabilità mira a garantire una maggioranza stabile in entrambi i rami del Parlamento. Se si vince con un bel 42% in entrambe le camere, traguardo indispensabile per il premio, è giusto che venga facilitata la formazione di un governo con numeri sufficienti per governare.

Capitolo preferenze: finalmente dopo anni di critiche bipartisan si ritorna alle preferenze che nelle elezioni parlamentari nazionali mancavano addirittura dal 1993. Ci saranno le preferenze e i capilista bloccati. È vero che il capolista è scelto dal partito e viene eletto senza bisogno di preferenze, per cui resta fuori dalla scelta diretta degli elettori, tuttavia prima erano i partiti che decidevano sostanzialmente l’ordine degli eletti, senza preferenze. Ora la maggior parte dei candidati li scegliamo noi: se hai tante preferenze verrai eletto altrimenti no. Lo ritengo un importante passo in avanti.

Infine l’indicazione del candidato premier. Il nome viene proposto prima del voto, riducendo le squallide trattative  successive dei partiti. Non le esclude del tutto perché se nessuna coalizione raggiunge il 42% in entrambe le Camere potrebbero essere necessari degli accordi tra i partiti per formare una maggioranza di governo con un premier diverso da quello indicato prima delle elezioni. Diversamente, con il 42% in entrambe le Camere, si avrà il premier proposto in anticipo, risparmiandoci dei nomi che vengano tirati fuori dal cilindro in maniera del tutto inaspettata. Basti pensare ai vari D’Alema, Monti, Gentiloni, Renzi, Conte, esponenti politici sicuramente di primo piano ma nessuno scelto direttamente dai cittadini come premier.

Il governo difende la riforma sostenendo che finalmente permette ai cittadini di scegliere chi governerà, il premier e i parlamentari. Le opposizioni invece ritengono che il premio possa alterare eccessivamente la rappresentanza proporzionale, attribuendo un peso parlamentare sproporzionato rispetto ai voti ottenuti, e contestano i capilista bloccati (avrebbero voluto preferenze per tutti).

Io credo che serva credere di più in se stessi e cercare di vincere e governare con una maggioranza sufficiente. Dal 2013 al 2022 il Partito democratico è quasi sempre stato nelle maggioranze dei governi senza avere vinto le elezioni politiche che li hanno preceduti: ha vinto non ottenendo una maggioranza autonoma, oppure ha perso ed è entrato in maggioranze nate dopo il voto. L’ambizione delle forze dell’attuale opposizione deve essere invece quella di governare senza dovere scendere a compromessi o ad accordi di palazzo con partiti di altri schieramenti, perché proprio in quel momento viene tradita la fiducia degli italiani. Ben venga il premio di maggioranza: deve governare chi vince e deve farlo rispettando il programma presentato agli elettori, che verrebbe puntualmente disatteso nel caso di accordi da strapazzo.

Concludo col Pd: si tratta di un partito che gode di un consenso molto alto a prescindere da chi lo guida. Un consenso che in questo momento si attesta quasi al triplo rispetto a quello del M5S. Perché si deve arrivare alle primarie per decidere chi sia il candidato premier nel Campo Largo? Quanti elettori del Pd non voterebbero un Campo Largo a guida M5S? L’errore del PD è a monte: non avere trovato una strategia alternativa, come potrebbe essere stato ad esempio favorire la nascita di una nuova forza progressista a sinistra o di centro, con un leader forte, con cui allearsi. Ora si è arrivati al punto in cui se non si fanno le primarie il M5S si stacca e sicuramente il Pd non vincerà le elezioni: ostaggio politico.

Posted in: Politica nazionale Tagged: elezione diretta del premier, elezioni, Elezioni nazionali, Elezioni politiche, Governo Meloni, Legge elettorale, Preferenze, Premier, Proporzionale, Stabilicum

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