La bocciatura della riforma della giustizia al referendum del 23 marzo aveva fatto nascere l’idea che stesse cambiando il vento nella politica italiana, con un Centrosinistra rinvigorito e voglioso di elezioni anticipate.
Le elezioni amministrative del 24-25 maggio hanno invece fotografato un Centrodestra in ottima salute, in una competizione che di solito è favorevole alle forze di sinistra, con vittorie in città importanti quali Reggio Calabria e Venezia.
Dunque non c’è stata l’onda lunga a favore del Centrosinistra come ipotizzato da alcuni politologi. I dati amministrativi hanno confermato a mio avviso un sostanziale pareggio tra i due blocchi che probabilmente ci porteremo fino alle prossime elezioni politiche.
Un importante sondaggio (Pagnoncelli) pubblicato dal Corriere della sera mostra una piccola crescita (1.4%) di FdI rispetto al mese scorso, scende di poco FI, mentre la Lega è stabile ma ad un livello sempre basso. A sinistra scende il Pd (2.2%), mentre restano stabili le altre forze (M5S, Avs, Italia Viva, +Europa e Azione). Cresce dello 0.7% in un mese Futuro Nazionale del Generale Roberto Vannacci collocandosi al 4.8%.
A breve partiranno le grandi manovre dei partiti che già guardano alle prossime elezioni del 2027. Iniziamo col Centrosinistra, che continua ad avere difficoltà a costruire un’alternativa di governo credibile. Il campo largo ad oggi sembra un’accozzaglia nata per il bisogno di raggiungere i consensi necessari per essere competitivi. Come si fa a mettere Renzi e Fratoianni nella stessa coalizione? In caso di vittoria chi comanderà, Schlein o Conte? Quali posizioni hanno le diverse forze su Israele, America, Ucraina e riarmo? Si sentono spesso pareri discordanti e fuorvianti per l’elettorato di Centrosinistra.
A breve, inoltre, ci sarà la battaglia delle primarie. Se, infatti, passa la nuova legge elettorale del Centrodestra, lo Stabilicum, sarà obbligatorio indicare, prima del voto, il presidente del Consiglio a cui la coalizione intende affidare l’incarico. Giuseppe Conte imporrà le sue condizioni: un voto libero e non solo dei militanti, con i quali avrebbe la meglio la Schlein, e niente ballottaggio (i voti di Renzi e altri andrebbero tutti alla segretaria Dem). Un po’ come successe nel 2012 tra Renzi e Bersani. Il primo optò per le condizioni che oggi vuole Conte, non le ottenne e perse. Nelle situazione attuale invece il Pd potrebbe essere costretto ad accettare, per evitare di fare saltare l’alleanza. Non sarebbe la prima volta: Conte l’ha già spuntata nelle regionali in Liguria allontanando Italia Viva dalla coalizione, e nelle regionali in Calabria imponendo la candidatura di Pasquale Tridico. Sono arrivate due sconfitte.
In definitiva a sinistra regna ancora l’incertezza su tanti punti fondamentali per ben iniziare una campagna elettorale vincente.
La coalizione di centrodestra appare ancora sostanzialmente compatta, tuttavia non sono mancate, sopratutto nell’ultimo mese, frizioni interne su alcuni aspetti di primo piano. Innanzitutto la tensione per il peso politico nelle regioni del Nord, con la Lega che vorrebbe continuare ad avere la leadership e FdI che vorrebbe far prevalere il maggior numero di consensi. Ci sono poi le divergenze tra Forza Italia, europeista, e la Lega, più critica su alcuni temi dell’UE, energetici e fiscali. Sono stati, inoltre, segnalati attriti sulla riforma della legge elettorale. Infine c’è da considerare la nascita del partito del Generale Vannacci, che potrebbe frammentare l’area di destra e modificare gli equilibri interni della coalizione.
In definitiva a destra se la passano bene ma non benissimo. Se si andasse a votare oggi credo che il risultato sarebbe un pareggio, nessuna delle due coalizioni raggiungerebbe una maggioranza chiara in Parlamento. Si cercherebbe quindi di creare un governo di larghe intese, ma essendo Fdi il partito con più consensi ed essendo la sua leader contraria agli inciuci (contrarietà su cui ha costruito la sua fortuna), sembra impensabile che il Presidente della Repubblica possa creare un governo lasciando FdI all’opposizione. Si tornerebbe immediatamente alle urne.
Concludo con la premier Meloni. Credo che sia davvero raro assistere ad un indice di gradimento così alto per una premier dopo 3/4 di legislatura. Si tratta di un segnale politicamente molto forte, ma il referendum sulla giustizia ha mostrato che il consenso non è illimitato. Gli elettori tendono a giudicare i governi sopratutto in base alla situazione economica percepita: salari, occupazione, costo della vita e potere d’acquisto. Il governo farebbe bene a concentrarsi su questi indicatori nella parte finale della legislatura. L’unità della coalizione aiuta molto, ma essere stabili non significa essere considerati necessariamente efficaci.
