Avamposto sicuro

Analisi sul presente e sul futuro

  • di Antonio Martino

GUERRA IN IRAN: TOCCA ORGANIZZARCI.

15 Marzo 2026

Stati Uniti e Israele hanno lanciato 15 giorni fa un attacco congiunto contro l’Iran, colpendo obiettivi militari e governativi. Durante i primi bombardamenti è stata uccisa la guida suprema del Paese, Ali Khamenei.

È ancora in corso una controffensiva iraniana, con missili lanciati contro Israele, contro basi militari statunitensi e contro paesi alleati degli Stati Uniti nel Golfo Persico (Emirati arabi, Kuwait, Giordania). Gli USA e Israele sembrano in netto vantaggio e anche il figlio di Khamenei, Mojtaba, nel frattempo diventato nuovo leader dell’Iran, sembra essere stato gravemente ferito. Intanto Israele ha colpito anche gruppi alleati all’Iran, come Hezbollah in Libano, aprendo un nuovo fronte di combattimento.

Il pericolo è ovviamente l’ulteriore espansione del conflitto, dove si arriverà? La guerra iniziata il 28 febbraio scorso è da attribuire soprattutto al programma nucleare iraniano e all’influenza militare dell’Iran in Medioriente, che indispettisce non poco Israele. Tuttavia nessuno può spiegare ad oggi chiaramente il perché di questi attacchi. Solo ipotesi che si susseguono. Sicuramente ci sono disegni geopolitici non facilmente riconoscibili. Ad esempio secondo i conservatori americani Russia e Cina restano ferme perché Trump gli ha garantito Ucraina e Taiwan.

Trump ha interessi economici legati al petrolio e poco se ne infischia se l’Europa sia colpita economicamente dal conflitto, essendo molto vulnerabile alla crisi nel Golfo Persico e alla riduzione del traffico petrolifero nello Stretto di Hormuz. Il risultato è la riduzione di petrolio e gas, e l’inflazione energetica (aumento generalizzato dei prezzi di luce, gas e carburanti).

Noi italiani guardiamo con apprensione alle mosse del presidente americano, perché inconsciamente ci sentiamo dipendenti dagli Stati Uniti, ma a questo punto è doveroso chiedersi se seguirli in tutto e per tutto sia davvero, alla luce degli attuali scenari geopolitici, l’unica strada percorribile. A mio avviso serve fare squadra con gli altri Paesi europei per cominciare a contare di più e non subire le decisioni di altri.

Purtroppo l’Europa paga la mancanza di una posizione unica: alcuni Stati sono vicini alla linea degli Stati Uniti, altri chiedono neutralità o diplomazia, altri ancora, come la Spagna, si sono opposti apertamente all’intervento militare. La mancanza di unità politica associata alla dipendenza strategica dagli Stati Uniti (capacità militari Nato e intelligence dipendono quasi interamente dagli USA) rendono l’Europa debole, e quando l’America decide di intervenire militarmente i paesi europei hanno poco margine per influenzare tale decisione.

È un vero peccato, perché l’Europa è una potenza economica, con una forte industria, che però non riesce ad essere anche una potenza strategica. È costretta a reagire alle decisioni principali che vengono prese altrove, subisce le crisi più che contribuire a guidarle.

Personalmente apprezzo Emmanuel Macron, che più degli altri leader europei prova a dare all’Europa un ruolo strategico autonomo, cercando di renderla meno subordinata a Washington e capace di agire militarmente se necessario. Io faccio il tifo per lui. Si tratta di un’impresa ardua, visto che l’Europa rimane frammentata, con eserciti separati, politiche estere differenti e interessi diversi.

Tuttavia è necessaria, anche solo per indignarci senza timore quando la Casa Bianca lancia un video social con bombardamenti a ritmo di Macarena o per non rosicare mentre il presidente degli Stati Uniti dichiara testualmente: “Gli Stati Uniti sono il maggior produttore di petrolio al mondo, con grande distacco, quindi quando i prezzi del petrolio aumentano, guadagniamo molti soldi”. Ma si può?

Posted in: Politica internazionale Tagged: europa, Guerra in Iran, Israele, Khamenei, Macron, Trump

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