Avamposto sicuro

Analisi sul presente e sul futuro

  • di Antonio Martino

INCHIESTA SULL’URBANISTICA A MILANO.

27 Luglio 2025

Abito a Milano da tanti anni e sinceramente mi sento fortunato di vivere in questa città, che da tutti viene considerata la capitale economica d’Italia.

È una città dinamica, modaiola, cuore pulsante della finanza italiana, tra le più all’avanguardia al mondo, sempre attenta alle nuove tecnologie, capoluogo della regione, la Lombardia, che rappresenta il fulcro dell’attività economica e industriale del Paese (25% del Pil nazionale).

Negli ultimi anni, inoltre, sono rimasto affascinato per l’enorme espansione urbanistica della città, veloce e innovativa. Guardo i palazzi e mi compiaccio, con ammirazione e apprezzamento (non lo nego). Milano è bella e funziona. E i milanesi sono felici, lo dimostra il fatto che si tratta dell’unica città in cui, nonostante le alternanze di partito al potere comunale, non hanno davvero mai preso piede i grillini. C’è poco da protestare se le cose girano bene.

In questi giorni tuttavia c’è stata una battuta d’arresto. Da due anni va avanti una vasta indagine giudiziaria con più di 20 inchieste della Procura di Milano sull’urbanistica e sui progetti edilizi della città. Le inchieste riguardano le costruzioni di grossi palazzi fatte passare per ristrutturazioni di edifici più piccoli e la modalità poco limpida con cui queste costruzioni sono state autorizzate. Si è parlato inoltre di un eccessivo ricorso alla “Scia”, un documento che consente di accelerare le procedure burocratiche, quando invece sarebbe spesso servito un vero e proprio permesso di costruire, una concessione edilizia, pratica più lenta con maggiore analisi dell’impatto dell’opera sul territorio. Il risultato è che gli oneri dell’urbanizzazione (parcheggi, aree verdi) ricadono sui cittadini e non sull’investitore (Sala si è difeso dicendo che questo orientamento è stato seguito da sempre senza violare la legge).

Sono stati così bloccati oltre 150 cantieri dalla Procura per presunti abusi edilizi, e per farli ripartire è stato approvato alla Camera un disegno di legge chiamato “Salva Milano”, con l’obiettivo di semplificare le procedure urbanistiche ed edilizie della città. Non votato al Senato, è finito nel nulla.

Negli ultimi giorni ci sono stati ulteriori sviluppi nelle indagini, che hanno fatto ancora più rumore. È stato chiesto l’arresto in carcere per Marinoni, ex presidente della Commissione paesaggio (ora sciolta), deputata ad approvare i progetti urbanistici per l’amministrazione, e chiesto l’arresto ai domiciliari per l’assessore alla Rigenerazione urbana Tancredi (che si è dimesso in questi giorni) e per l’immobiliarista Catella, chiamato il re del mattone perché a Milano ha costruito moltissimi progetti di primo piano e che ora sta lavorando alla costruzione del villaggio per le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026.

Tra gli indagati c’è anche l’architetto Boeri e il sindaco Sala, che invece non si è dimesso. Al primo cittadino viene contestata la nomina di Marinoni a presidente della Commissione paesaggio e le presunte pressioni per la concessione da parte della stessa Commissione di un parere positivo alla riqualificazione del Pirellino, un vecchio palazzo comunale, dopo un iniziale parere negativo per l’eccessivo impatto ambientale.

In definitiva secondo la Procura esisterebbe a Milano un presunto sistema di corruzione e favori, composto da architetti, progettisti, costruttori e diversi soggetti dell’amministrazione comunale, che avrebbe favorito in diversi modi la concessione di permessi illeciti per la speculazione edilizia. Le accuse sono molto gravi, tuttavia serviranno prove importanti per dimostrare che si tratti davvero di un sistema consolidato.

L’inchiesta di Milano è lo specchio di una situazione che purtroppo in Italia si presenta ricorrentemente in diversi ambiti. Chi detiene il potere non disdegna il denaro mentre chi ha tanti soldi ne vorrebbe ancora di più. L’imprenditore spregiudicato così concede due lire (perché alla fine di quelle di tratta) al politico potente che a sua volta gli offre dei vantaggi per la sua attività facendolo arricchire enormemente. Alla fine si arricchiscono entrambi. Ci ritroviamo così degli uffici che anziché tutelare l’interesse pubblico si asserviscono alle utilità di pochi ricchi spregiudicati. È un meccanismo schifoso che spesso sta dietro agli intrecci grigi tra politica e immobiliare.

Come fare a prevenire la corruzione? I metodi sono sempre gli stessi, e su quelli bisogna lavorare: maggiore trasparenza, evitare situazioni di monopolio, evitare che ci siano alti livelli di discrezionalità decisionale, obbligo di spiegare in pubblico le proprie azioni, permettere al cittadino di accedere ai documenti detenuti dalle Pubbliche Amministrazioni, controlli più serrati e pene più severe.

Tornando a Milano io sono del parere che si è innocenti fino alla sentenza definitiva di condanna, per cui il sindaco Sala fa bene ad andare avanti, sicuro della sua innocenza. Certamente è curioso che il provvedimento riguardi un sindaco che, titolare di un incarico di alta responsabilità, poco tempo fa non esitò a esprimersi sul comportamento del carabiniere coinvolto nella morte di Ramy durante un inseguimento (“I carabinieri hanno sbagliato”) senza aspettare il giudizio degli organi competenti. Come ci si sente?

Concludo con Milano quale città che amo alla follia. L’inchiesta non fermerà lo sviluppo costante di questa metropoli, moderna, attrattiva, glamour e simbolo di efficienza. Non si è fermata col Covid, che avrebbe azzoppato qualsiasi altra realtà, figuriamoci con delle indagini ancora in essere. “Lo stile di Milano lo sintetizzerei con tre D: discrezione, disciplina, dovere. In un mondo che tende alla cialtroneria, all’anarchia dei comportamenti e alla furberia, ben venga il calvinismo milanese!”
(Giorgio Armani)

Posted in: Giustizia Tagged: giuseppe Sala, Inchiesta edilizia Milano, Inchiesta Milano, milano, Procura di Milano, sala, Urbanistica Milano

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